Nel frattempo

È un lunedì di ottobre, sono le 7:50 del mattino. La ragazza lascia la macchina nel parcheggio ancora deserto e si avvia verso l’entrata del supermercato. Guarda distrattamente il cielo prima di entrare.

“Anche oggi nuvole basse e nebbia, meglio così. Non mi sarei persa una grande giornata.”

Appoggia il badge sul lettore ed entra nello spogliatoio per depositare giubbino e borsone ed indossare la divisa.

“Oggi sono alla cassa numero tre. Lunedì mattina, chissà quanto movimento ci sarà.”

La giornata scorre lentamente così come i prodotti sul rullo della cassa. Ogni tanto qualche coppia di pensionati si presenta con il carrello pieno per interrompere la monotonia. Qualche parola di cortesia al momento del pagamento per poi passare al cliente successivo e così via fino alle 17:30.

Dopo aver chiuso la cassa, si affretta a cambiarsi e a timbrare l’uscita, poi vola in macchina per arrivare in tempo alla lezione di CrossFit.

“Ho proprio bisogno di muovermi, dopo una giornata su quel cavolo di sedia.”

Dopo aver fatto la doccia, rientra in macchina e Spotify le propone un pezzo che non ascoltava da parecchio tempo: “A Million Dreams”, nella versione di Pink. E inizia a cantare.

“Every night I lie in bed, the brightest colors fill my head”.

Prima sotto voce, come se le parole uscissero da sole, poi incalza, quasi senza accorgersene.

“A million dreams are keeping me awake”.

Sarebbe un vero spettacolo sentirla cantare, ma è da sola in quella macchina, non c’è nessun pubblico. Si dirige verso casa e trova un parcheggio, più lontano di quanto avrebbe voluto.

“Questi stronzi con tre auto vengono sempre a parcheggiare davanti a casa mia.”

Arriva giusto in tempo per la cena. Sua mamma ha preparato gli spaghetti alla carbonara, come tutti i lunedì.

“Com’è andata la giornata oggi, Sara?”

“Tutto come al solito, sono un po’ stanca.”

“Stasera ti vedi con Andrea?”

“No, domani sera. Andremo fuori a cena per il nostro anniversario. Quando torno dal lavoro, mi preparo ed esco.”

La serata si svolge tranquilla. Sara aiuta i genitori a sistemare la tavola e la cucina e poi si rilassa un po’ in camera sua fino a quando non prende sonno.

~

Sta per salire sul palco, in un imprecisato teatro di provincia. Non c’è tanta gente tra il pubblico e questo la rincuora. Tocca a lei esibirsi ed il presidente della giuria la invita a presentarsi. Sente l’agitazione pervadere il suo corpo, come se fosse realmente lì. Poi inizia la sua canzone. È una canzone che nessuno ha ancora ascoltato ed il pubblico sembra apprezzarla. Mentre procede con la seconda strofa, nota la giuria poco coinvolta, che parla tra loro senza prestarle molta attenzione, e qualcuno scuote la testa. Una sensazione diversa ora la avvolge, preoccupazione? Forse paura? Si agita troppo al punto di interrompere il sogno…

~

È martedì. Questa mattina, fortunatamente, ha potuto dormire di più, visto che il turno inizia alle 10:30. Non ha messo la sveglia, di solito non riesce a dormire oltre le 8:30. Dopo essersi preparata con calma, arriva al parcheggio del supermercato alle 10:20.

Mentre si dirige verso l’ingresso, ha un flashback della notte precedente. Ancora quel sogno ricorrente.

Dopo essersi cambiata nello spogliatoio, si dirige ancora alla cassa numero tre. Fortunatamente, oggi si trova a fianco di una ragazza che ha un paio d’anni più di lei e con cui è entrata in confidenza negli ultimi mesi. Si può dire che sia nata un’amicizia, o per lo meno una di quelle che possono nascere tra colleghi di lavoro. Tra un cliente e l’altro trovano sempre il modo di scambiare qualche chiacchiera.

“Questa notte ho sognato di rivivere l’audizione che ho fatto 2 anni fa. Sento sempre di essere libera mentre canto e credo di stare andando bene, ma ogni volta che inizio a percepire che la giuria non è soddisfatta, il sogno si interrompe. Non riesco mai a sentire il verdetto, a sapere se sarò selezionata o meno.”

“Ma quindi è da due anni che non canti più?”

“No, canto ancora. In macchina, sotto la doccia…” – replica Sara, scherzando.

“Hai capito cosa intendo.”

Sara non risponde subito. Sta arrivando in cassa un altro cliente. Quell’audizione non era andata male, anzi, aveva cantato come sa fare lei. Solo che la giuria, aveva detto, cercava qualcosa di un po’ meno personale. Qualcosa che possa arrivare alla gente. Più commerciale, insomma. Non vorrai mica passare tutta la vita a cantare in un teatro di provincia?

La giornata scorre senza troppi intoppi. Non è più riuscita a riprendere il discorso con la sua collega che ha lavorato soltanto la mattina. Non voleva in realtà neanche riprendere il discorso, era più impegnata a pensare a quale vestito avrebbe indossato quella sera.

È il suo terzo anniversario con Andrea. Voleva essere elegante, ma anche un po’ sexy.

“Forse metterò il vestito rosso, quello che indossavo quando ci siamo conosciuti.”

E proprio mentre sta pianificando l’outfit riceve un messaggio WhatsApp da lui: “Non vedo l’ora di vederti questa sera 😍”.

Il resto del turno scorre tranquillo, timbra il badge dell’uscita alle 17:31 e corre in macchina.
C’è ancora un po’ di sole. La giornata oggi è stata serena. Può essere che stasera sia più freddo.

Alle ore 20:00 arriva Andrea, puntuale come sempre. Il telefono si illumina: “Sono qua sotto :)”.

Sara finisce di truccarsi, indossa il cappottino e scende alle 20:07. Entra in macchina e lo saluta con un bacio. Riconosce subito il suo profumo, quello che la fa impazzire. Andrea si è sistemato i capelli con la cera, come fa sempre quando escono insieme. Lo trova davvero affascinante.

Sono seduti al tavolo nella loro pizzeria preferita. Lei ha ordinato la solita pizza al prosciutto, mentre lui ha voluto provare il gusto del mese con crema di zucca, salsiccia e un po’ di amaretto sbriciolato sopra.

“Sai, non vedo l’ora di finire quest’ultimo anno di Economia e trovare un lavoro.”

“Ti capisco, ma vedrai che poi ti stuferai in fretta di andare a lavorare tutti i giorni.”

“Probabilmente hai ragione, ma sono anche stufo di studiare a quasi 24 anni. Poi, insomma, vorrei iniziare a pensare al futuro.”

Sara conosceva il discorso: Andrea voleva uscire di casa per trovarsi un appartamento in città. Più di una volta avevano iniziato a parlare di una possibile convivenza. Ma ovviamente dovevano aspettare che anche lui fosse indipendente.

La serata prosegue in modo piacevole. Sara si sente bene quando è con lui, come se avesse trovato il suo posto nel mondo. Quella sera può rimanere fuori anche un pochino di più, visto che domani è a riposo.

Rimangono in macchina nel parcheggio sotto casa fino alle 23:00, per passare più tempo insieme.

Dopo essersi cambiata, gli scrive un messaggio per la buonanotte e per ringraziarlo della serata e aspetta la sua dolce risposta prima di addormentarsi.

~

La notte trascorre serena, una di quelle notti senza sogni.
Che poi magari in realtà i sogni li facciamo, siamo noi a non ricordarceli.

~

È mercoledì, finalmente un giorno di riposo. Non ha troppi impegni, a parte l’appuntamento dall’estetista alle ore 11:30.

“Riesco anche ad andare in palestra prima. Super!”

Aveva programmato nel pomeriggio un giro al centro commerciale con una sua amica, per fare un po’ di shopping. Non sta cercando niente di preciso, ma se trovasse qualche vestito carino potrebbe farci un pensiero.

“Sara, ti ricordi la gita a Praga in quinta? Quanto ci eravamo divertite l’ultima sera?”

“Hai ragione, quando poi mi ero messa a cantare al karaoke in quel bar pieno di vecchi e nessuno voleva che smettessi!”

“È vero, mi stavo quasi dimenticando! Ho sempre in mente il nonnetto che urlava insieme a te ‘Sarà perché ti amo!’ Stavo morendo dal ridere… Guarda questo vestito, ti starebbe benissimo, potresti metterlo sabato al mio compleanno!”

Sara guarda il vestito e decide di provarlo. Le piace, anche se non è del tutto convinta che sia nel suo stile.

Rientrando a casa in macchina, riceve una telefonata da Andrea. Era appena uscito da lezione. Chiacchierano un po’ del più e del meno e Sara gli racconta del vestito nuovo.

Trascorre poi la serata a casa cenando coi suoi genitori e guardando le ultime puntate di una serie TV nel letto, prima di addormentarsi.

~

Si ritrova in una città che conosce, anche se non ricorda come ci sia arrivata. Intorno a lei ci sono i suoi compagni di liceo, la gita dell’ultimo anno. Stanno passeggiando per le piazze principali e una guida turistica, con un ombrellino rosso, si ferma ad ogni monumento per raccontare la storia della città. C’è sempre Paolo accanto a lei, il suo compagno di banco che imita la pronuncia della guida turistica e la fa ridere ogni volta.

“Paolo, smettila, cazzo! Ci sta guardando male il prof di storia!”

“Capirai, ci bocceranno entrambi, aiuto… Almeno potremo fare un altro anno insieme all’ultimo banco, pensa che figata.”

“Sarebbe bellissimo, Paolo, passare un altro anno con te, ma anche no, grazie. Vorrei finire questa scuola e, finalmente, dedicarmi a quello che mi piace fare. Ci potremo sempre vedere, anche senza essere bocciati.”

“Se lo dici tu. Chissà cosa ci riserva il futuro. Tu diventerai una cantante famosa ed io sarò sempre nel negozio dei miei. Vedrai che dopo la maturità non ti ricorderai nemmeno come mi chiamo.”

Paolo distoglie lo sguardo, fingendosi interessato al monumento davanti a loro, dedicato a un giovane che si era immolato molti anni prima. Chissà per quale motivo.

Sara vuole avvicinarsi a lui; sente il desiderio di dichiarare quello che ha provato per lui durante quegli anni. Si avvicina per baciarlo, mentre di colpo il professore si frappone tra loro esordendo con una battuta:

“Qua è dove si è fatta la storia, ragazzi. Mi fa piacere che voi siate entrambi così rapiti da questo racconto.”

Il sogno si dissolve lentamente, così come i contorni della piazza, le parole dette e quelle rimaste sospese…

~

È giovedì, stamattina se la può prendere con calma, tanto inizia a lavorare dopo pranzo, alle 14:00.

È un po’ turbata dalla notte, anche se non le è ancora ben chiaro il motivo. Fa colazione con calma e, dopo essersi lavata e preparata, si prende un po’ di tempo per sistemare la sua camera e fare il cambio dell’armadio.

Tirando fuori i vestiti autunnali, rivede una vecchia felpa comprata a Praga durante la gita e subito le salta in mente il sogno e dov’era stata quella notte. È da un po’ che non sente Paolo, si sono persi di vista dopo che si è trasferito a Roma per l’università. Ogni tanto si ricorda tutti i momenti divertenti trascorsi insieme durante gli anni del liceo. Ne conserva un piacevole ricordo.

Ancora col sorriso, ripiega la felpa e la rimette nello scatolone. Ormai non ha più occasione di indossare quei vestiti da adolescente.

Arriva al supermercato, oggi invece è alla cassa numero undici. Per fortuna c’è la sua collega preferita alla cassa numero 10 e possono chiacchierare un po’ nei tempi morti.

“Non abbiamo più continuato quel discorso. Se ti piaceva cantare, come mai hai iniziato a lavorare qua?”

C’è un attimo di silenzio. Quelle pause che non sono troppo lunghe, ma che durano abbastanza per far comprendere che la domanda ha toccato un nervo scoperto. Sara non era sicura di volere raccontare quel periodo, ma aveva deciso di aprirsi con la sua nuova amica.

“Dopo le scuole superiori avevo già iniziato a comporre qualche canzone e avevo trovato dei musicisti in gamba che mi aiutavano a produrle. Avevo iniziato anche l’università, ma non ero convinta di volermi concentrare sugli studi. Volevo dedicarmi alla musica. Dopo qualche mese, una delle mie canzoni aveva iniziato a diventare virale su Spotify e allora ho deciso di lasciare gli studi.”

“Ma dai, davvero? Non lo sapevo! Quindi stavi iniziando a guadagnare con la musica?”

“Magari! Avevo trovato un manager che mi aveva organizzato qualche serata nei dintorni, ma non è facile scaldare il pubblico quando sei agli inizi. Però mi divertivo da morire. Una sera ho conosciuto Andrea. Era con degli amici in un locale dove cantavo. Si è messo fisso sotto il palco a guardarmi negli occhi per tutto il tempo, lì è scoppiata la scintilla.”

La collega sorride.

“Che romantico! Quindi è stato il tuo primo fan?”

“Uno dei primi, sicuramente! Nel primo anno ho realizzato qualche altra canzone, qualcuna ha avuto un po’ di successo, ma non sono mai riuscita ad emergere davvero. Il mio manager non credeva troppo nel mio progetto. Era impegnato con artisti più affermati. Da sola non riuscivo a trovare le giuste connessioni per diffondere la mia musica. Nel frattempo…”

Sara viene interrotta dal saluto di un cliente e si volta di soprassalto. Si è accorta di avere compresso in poche frasi un periodo molto intenso della sua vita, avvolto da tante sensazioni contrastanti. La passione per la musica, il desiderio di riuscirci, l’amore scoppiato per quel fan rimasto a bocca aperta durante la sua esibizione, la paura di non essere all’altezza del suo sogno.

Il cliente paga e Sara lo saluta e lo ringrazia con un sorriso assente. Riprende.

“…Nel frattempo avevo deciso di trovarmi un lavoro per essere più indipendente e ho iniziato qua con un part-time, per avere tempo da dedicare alla musica. Ho fatto qualche audizione per alcuni talent show, ma non sono andate come avrei voluto. Ho continuato a scrivere pensando che avrei potuto comunque riuscirci anche con le mie forze.”

“E poi? Cos’è successo?”

“Niente di particolare, in realtà. Dopo un altro anno di tentativi ho perso un po’ le speranze. Ero dispiaciuta, ma allo stesso tempo anche un po’ stanca di rincorrere quel sogno. La relazione con Andrea stava già diventando qualcosa di serio e la mia indipendenza, i miei viaggi e la mia vita mi iniziavano a piacere. Così, sono diventata una cassiera e ora sono qua alla cassa numero undici a raccontarti di quando ho provato a diventare una cantante”.

La collega rimane un attimo in silenzio, colpita da quello che Sara le ha appena raccontato.

“Secondo me dovresti ricominciare, sei giovane e hai ancora tante energie e voglia di fare.”

“Sono già due anni che ho smesso, ormai ricominciare non sarebbe facile. Poi penso di avere trovato il mio equilibrio adesso.”

La collega annuisce, anche se non sembra del tutto convinta. Ripensa a come Sara le aveva raccontato quel periodo, alla passione che aveva messo in ogni parola.
“Possibile che non le manchi davvero tutto questo?” – pensa, mentre torna ad occuparsi della cassa.

Sara finisce il turno alle 18:03 e c’è già buio. Chiama Andrea e lui le racconta dell’esame che sta preparando. Quella sera non si sarebbero potuti vedere, ma il giorno dopo sarebbero usciti per bere qualcosa dopo cena, rilassarsi un po’ e passare del tempo insieme.

Tornando a casa, ripensa alla conversazione avuta nel pomeriggio. Non parla mai con i suoi genitori della sua carriera musicale che non è mai decollata. Tutti sanno che è un capitolo chiuso da tempo, anche se a volte sente la mancanza di quel periodo in cui aveva un sogno in cui credere.

Quella sera non ha voglia di guardare una serie TV e allora decide di ascoltare un po’ di musica. Una leggera malinconia la porta a mettere alcune delle canzoni che ha scritto. È una cosa che non fa spesso. Mentre le ascolta, canticchia spensierata e si addormenta col sorriso sulle labbra.

~

Ancora si trova in quel teatro e sta per iniziare ad esibirsi. La sua voce è più sicura che mai ed il pubblico caloroso sembra apprezzare, battendo le mani a ritmo del ritornello. La giuria sorride e la guarda con aria convinta.

“Per noi è un sì, sei stata selezionata per la fase finale!”

~

È venerdì. Anche oggi Sara ha la mattina libera e lavorerà nel pomeriggio. Decide di andare in palestra e sfogarsi correndo un po’ sul tapis roulant.

Non è una grande appassionata di corsa, ma quando tiene un passo leggero la trova rilassante. La aiuta a liberare la mente. Pensa:

“Tutti questi sogni che faccio. Io sto bene ora. Perché devo continuare a sognare esperienze che appartengono al mio passato? Sono tutte storie finite… anche se non come avrei voluto.”

Quindici minuti, si è scaldata abbastanza, decide di alzare un po’ il passo, vuole sentire i battiti aumentare.

“Certo, mi manca cantare. Ma non voglio più trovarmi sopra un palco e sentirmi giudicata. La mia voce era un modo per esprimere quello che ho sempre sentito dentro di me. I miei testi erano la chiave per comunicarlo. Non avrei voluto snaturare la mia arte per diventare famosa e poter vivere facendo quello.”

Ventitré minuti, ora i battiti li sente. Non sa se alzare ancora un po’ il ritmo o rilassarsi. Decide di aumentare.

“Sarebbe stato bello però. So che un lato di me vorrebbe ancora provarci. Avrei voluto essere compresa.”

Ventisette minuti, ora non ce la fa più. Abbassa il ritmo, si concede un po’ di defaticamento.
Non riesce più a pensare, ora vuole soltanto rifiatare.

Prende in mano il cellulare per vedere che ora è, trova un messaggio di Andrea:

“Che bello, stasera ci vediamo ❤️”

Le scappa un sorriso.

Il venerdì pomeriggio è un giorno più trafficato al supermercato, anche se non come il sabato. Qualcuno si sta già preparando per il weekend. Sara preferisce quando ci sono tanti clienti; il turno scorre più velocemente.

Timbra l’uscita alle 18:03 e torna a casa ascoltando musica italiana degli anni ’70, quella che le ha insegnato ad apprezzare suo papà quando era piccola e che le ricorda sempre i lunghi viaggi in macchina per le vacanze. Canta:

“Fiori rosa fiori di pesco, c’eri tu… Fiori nuovi, stasera esco. Ho un anno di più. Stessa strada stessa porta…”

Cena velocemente con i suoi genitori, poi corre a prepararsi.

21:00, vibra il telefono: “Sono qua sotto :)”.

Sale in macchina dopo 5 minuti e saluta Andrea con un bacio. Vanno in quel locale dove fanno dei cocktail buonissimi che lei non riesce a reggere.

“Che bello il tuo vestito, ti sta benissimo! È nuovo?”

“Sì, l’ho preso l’altro giorno al centro commerciale, non ero sicura che fosse nel mio stile.”

“Penso che ti stia bene, poi ogni tanto bisogna cambiare!” – dice Andrea sorridendo.

“Forse hai ragione…”

C’è un attimo di silenzio, poi Sara riprende:

“Stanotte ho sognato che venivo presa all’audizione e che ero selezionata per la fase finale. A volte penso che mi manchi quel periodo. Non so se dovrei provarci ancora.”

Andrea ci pensa un attimo. Era da un po’ che non affrontavano quel discorso, ma la sua idea non era cambiata dall’ultima volta.

“Sai che sono sempre stato il tuo più grande fan. Però mi ricordo come stavi male in quel periodo. L’ansia, la paura di non farcela. La delusione dopo l’audizione. Era bellissimo sentirti cantare, mi lasciavi sempre a bocca aperta. Ma non potevi più continuare a soffrirci così tanto.”

Sara non risponde, sa quanto Andrea le sia stato vicino durante quel periodo difficile. Beve un altro sorso ed inizia a sentire una leggera sensazione di ebbrezza.

“Lo so, per me resta comunque qualcosa in sospeso. Un sogno non realizzato.”

Andrea sorseggia il suo cocktail, è pensieroso, ma non risponde.

“A volte penso a cosa sarebbe successo se avessi lasciato questa vita e questo paese. Se ci avessi provato di più. Magari sarei ancora in tempo. Potrei andare in qualche grande città, rielaborare qualcuno dei miei pezzi mai pubblicati e provare ad entrare in contatto con un manager più rilevante di quel chiacchierone…”

“Mi fa piacere sapere che anch’io rientro nei tuoi progetti…”

“Andrea, non sto dicendo questo, sai che non la penso così.”

“Sì, non la pensi così, ma non ti chiedi mai quali siano i miei sogni? Vorrei finire l’università, trovarmi un lavoro. Vorrei cercare una casa con te ed iniziare a costruire una vita insieme. Conta qualcosa anche per te o è soltanto ciò che voglio io?”

Sara beve ancora un sorso, colpita dalla sua reazione. Si sente in colpa, anche se non pensa di avere detto nulla di sbagliato. Non voleva ferire Andrea. Sente ormai la testa girare leggermente e non vuole più continuare quel discorso.

“Andrea, anch’io voglio costruire un futuro con te. Solo che sento sempre che qualcosa nella mia vita si è interrotto. Posso ignorarlo, ma non posso negare che esista. Non posso cancellare il pensiero.”

Andrea questa volta non risponde, sa di essere stato un po’ duro e capisce benissimo quello che la musica rappresenta per Sara. Decide di abbracciarla e darle un bacio, mentre lei si scioglie tra le sue braccia…

Mentre tornano a casa, Spotify passa per caso una vecchia canzone di Ron: “Non abbiam bisogno di parole” che entrambi conoscono. Iniziano a cantare, lei decisamente meglio di lui, che stona nel ritornello:

“… Ma ti solleverò tutte le volte che cadrai
Raccoglierò i tuoi fiori che per strada perderai
Seguirò il tuo volo senza interferire mai…”

Ridono insieme mentre Sara lo prende in giro.

Prima di andare a letto riceve un messaggio: “Scusami per stasera, sai quanto ci tengo a te e alla tua felicità. Ti amo. Buonanotte ❤️”.

Sara sorride: “Ti amo anch’io ❤️ e ricordati, quello che voglio è stare insieme a te“.
Le gira ancora un po’ la testa, ma si addormenta subito.

~

È una di quelle notti in cui i sogni si susseguono confondendosi. Sara percepisce che Andrea è molto scontroso. Non hanno propriamente litigato, però lui porta rancore per qualcosa. Sara prova un senso di colpa e cerca in tutti i modi di ricucire, senza riuscire a capire cosa sia successo.

~

È sabato, la sveglia suona alle 6:50, tra un’ora dev’essere già pronta per iniziare il turno. Sara ha ancora un leggero cerchio alla testa.

“Odio il sabato. Forse avrei fatto meglio a non bere ieri sera. Oggi sarà una mazzata fino alle 17:00.”

Una bella doccia e una tazza di tè la aiutano a svegliarsi e, alle 7:50, lascia la macchina nel parcheggio che si sta già riempiendo.

“Ma che fretta ha la gente di venire a fare la spesa il sabato mattina, statevene a dormire voi che potete.”

Timbra il cartellino, si cambia e si dirige verso la cassa numero tre.

“Spero di riuscire a stare tranquilla, almeno i primi dieci minuti, così posso riprendermi un po’.”

Mentre aspetta i primi clienti, le tornano in mente i sogni agitati che ha fatto quella notte. Era un po’ turbata; non riusciva a ricordare bene il motivo, ma sapeva che Andrea era arrabbiato.

Quella sera non si sarebbero visti, lei aveva il compleanno di una sua amica e lui avrebbe passato tutta la giornata a prepararsi per un esame, così almeno potevano godersi la domenica insieme.

Ripensava anche alla litigata della sera prima, ma anche alla canzone che hanno cantato in macchina. Mentre guarda fisso il nastro della cassa ancora vuoto, pensa:

“Tutti questi sogni, vorrei soltanto vivere la mia vita tranquilla e non avere più questi pensieri.”

Ad un tratto una voce richiama la sua attenzione.

“Ecco, grazie, passami le buste di affettati. Bravo!”

Un giovane papà con un filo di barbetta sta cercando di recuperare alcuni prodotti dalle mani di un bambino dagli occhi blu, che si contorce con tutte le sue forze sul seggiolino del carrello, con la lingua di fuori, per cercare di depositarli sulla cassa.

“Ma questo bimbo ha degli occhioni stupendi!” – esclama Sara, rapita da quello sguardo.

Il bimbo ed il papà interrompono un attimo la loro scena, sorridono insieme, come se il complimento fosse stato rivolto ad entrambi. Ma poi il bimbo riprende indaffarato la sua opera.

“Ringrazia la ragazza! No… I cetriolini li prendo io, che se cadono si rompono!” – dice il papà nel tentativo di evitare che il bambino faccia danni.

Sara gli lascia tempo per proseguire, capisce che il papà è un po’ in affanno mentre cerca di caricare la spesa. Li guarda sorridendo e pensa:

“Sicuramente lui ha già realizzato tutti i suoi sogni: un lavoro, una compagna, uno splendido bimbo. Chissà se, quando si arriva a quell’età, si smette di avere pensieri per la testa.”

Finalmente ha finito di caricare la spesa ed ora sta rimettendo tutto nei sacchetti, mentre il bimbo si sta togliendo la scarpa e la calza sinistra.

“Guarda che ha lanciato la scarpetta!” – dice Sara ridendo, mentre il bimbo sventola la sua calza pronunciando parole incomprensibili.

“Ah, grazie, è il suo gioco preferito!” – risponde il papà mentre sistema i sacchetti e si china per recuperare la scarpetta.

“Quanto ha? Sembra proprio un bimbo dolcissimo e anche molto bravo.”

Il papà sorride e risponde:

“Ha un anno e tre mesi. Sì, è bravo, ma ti tiene impegnato, te lo assicuro. Ormai le mie giornate sono divise tra lavoro e lui. Quando riesco ad andare in palestra mi sento fortunato. Però poi quando mi guarda con quel sorriso, mi sento realizzato.”

Sara sorride. Riesce a cogliere la fatica nei gesti di quel papà, ma anche la gioia con cui guarda il suo bambino, così curioso di tutto quello che lo circonda.

“Sono 114,57 €. Paga in contanti o con Bancomat?”

“Bancomat, grazie!” – risponde il papà mentre cerca di infilare la scarpetta al bimbo.

“Grazie, buona giornata e buon lavoro!” – le dice il papà dopo avere preso lo scontrino.

“Buona giornata a voi, ciao piccolo!” – risponde Sara sorridendo.

Mentre il papà riparte col carrello, vede che il bambino sventola la manina sorridendo e dice: “Tao tao!” allontanandosi.

Riparte con il cliente successivo. Ora la gente inizia ad aumentare.

Trascorre la mattinata e Sara ripensa a quell’incontro. Le ha messo allegria. Sarà forse stato il sorriso magnetico del bambino o la breve chiacchierata con il papà ad averle lasciato quella sensazione.

La giornata passa velocemente, così come la pausa pranzo, sempre troppo breve. Riprende il turno del pomeriggio quando un cliente la sorprende.

“Ma ciao, Sara! Da quanto tempo non ci vediamo? Da quando lavori qua?”

“Paolo!!! Ma tu non eri a Roma a studiare?”

“Certo! Sono tornato questo weekend perché domani c’è l’anniversario di matrimonio dei miei nonni, 50 anni, non potevo mancare! Sono passato a prendere una scatola di cioccolatini.”

“Non ci siamo più visti da quando ti sei trasferito, ma sei rimasto uguale, forse un pochino più… Uomo!”

“Anche tu sei sempre uguale, anche se non sono abituato a vederti con la divisa…”

Sara non risponde, non si aspettava proprio di incontrarlo in una circostanza così. Sembra che Paolo voglia farle un’altra domanda, ma lo vede un po’ titubante. La curiosità vince (sempre).

“Non canti più? Ho ascoltato tutte le canzoni che hai pubblicato. Non ti ho mai scritto perché mi facevo un po’ riguardo. Non ci siamo più sentiti. Però volevo dirti che mi piacevano molto.”

Colpita. Nel segno.

“Grazie, mi fa piacere. No, non canto più ormai. Ho deciso di lasciare quella parte della mia vita. Ho capito che non mi avrebbe portata da nessuna parte.”

Non voleva rivelare troppo, in realtà non voleva proprio parlarne e l’espressione sul suo viso nascondeva una lieve nota di malinconia.

“Mi ricordo ancora quando cantavi alle superiori, ogni volta che c’era l’occasione. Restavamo tutti incantati ad ascoltarti… Mi sembra strano pensare che tu abbia smesso.”

Sara pensa che Paolo sia rimasto sempre quel ragazzo spontaneo che non si fa problemi a dire le cose come le pensa. È proprio quella parte del suo carattere che ha sempre apprezzato di lui. Alza lo sguardo e incontra il sorriso di lui, sincero e sicuro di sé.

“Sei rimasto sempre il solito, eh?” – gli dice Sara con una nota ironica.

“Sai, certi difetti è difficile perderli.” – risponde Paolo accompagnando il sorriso con un occhiolino.

“Sono 15,99 €, contanti o Bancomat?” – gli dice Sara dopo quella breve conversazione mentre nota che i clienti in coda iniziano a spazientirsi.

“Bancomat grazie. Chissà, magari possiamo rivederci una volta che torno?” – chiede Paolo.

“Magari, scrivimi pure quando ti va, il mio numero è sempre lo stesso. Mi ha fatto piacere incontrarti, buona giornata!” – conclude Sara un po’ frettolosamente e con un filo di incertezza nella voce.

Subito dopo viene travolta da orde di clienti con carrelli riempiti probabilmente per rifornire bunker atomici per le prossime quattro stagioni.

Sono le 17:33 e finalmente finisce il turno. Vola a casa per prepararsi per la festa. L’aperitivo inizia alle 19:30.

Sotto la doccia ha un attimo per ripensare agli incontri di quella giornata, ma non riesce a capire la sensazione che le hanno lasciato. Sicuramente le ha fatto piacere rivedere Paolo, ma pensa che non sia il caso di riprendere contatti con lui, anche se le dispiacerebbe ignorarlo del tutto.

Appena uscita dalla doccia trova un messaggio di Andrea:

“Ciao amore, com’è andata la giornata? Io sono in una full immersion di diritto tributario. Mi sta fumando il cervello. Mi sei mancata oggi ❤️”

“Non ti invidio. Giornata lunga anche per me, sono appena uscita dalla doccia e ora mi preparo per il compleanno. Ci vediamo domani, mi sei mancato anche tu ❤️”

Sara decide di indossare ancora il vestito nuovo, capisce che le piace e, riguardandolo tra gli altri vestiti nell’armadio, oggi se lo sente un po’ più suo.

Anche se ha fatto del suo meglio, arriva alle 19:45. Le sue amiche, tutte ex compagne del liceo, erano già lì e l’accolgono con una battuta:

“Non mi aspettavo certo che arrivassi puntuale proprio al mio compleanno.”

“E che pensavi di essere così speciale? Buon compleanno, Letizia!” – risponde Sara, sorridendo e abbracciandola.

Tra una risata e un drink la serata scorre spensieratamente. A un certo punto Sara decide di raccontare dell’incontro con il loro ex compagno di classe.

“Non sapete chi ho incontrato oggi alla cassa del supermercato, Paolo, quello che era in classe con noi!”

“Intendi il tuo inseparabile ex compagno di banco?” – chiede scherzando una delle amiche.

“Non esagerare adesso, comunque sì, proprio lui.” – risponde Sara un po’ indispettita. Le sue amiche aspettano che lei aggiunga qualcosa.

“Non è cambiato di una virgola, non l’avevo più rivisto dopo l’estate della maturità. Mi ha fatto piacere rincontrarlo.” – conclude Sara, non trovando però nessuna risposta nelle amiche.

“Va beh. Sapevano tutti che hai sempre avuto una cotta per lui!” – dice un’altra amica, interrompendo il silenzio imbarazzante che si era creato.

“Non è vero, siamo sempre stati soltanto amici. Ci divertivamo insieme. Ma non c’è mai stato niente tra noi due.”

La risposta di Sara non lasciava spazio ad altre repliche. Sapeva anche lei di avere detto un po’ la verità, ma anche un po’ una bugia.

“Che dite, ragazze, siamo pronte per il karaoke o meglio ordinare già un secondo giro?” – chiede Letizia per cambiare discorso.

“Sììì! Cantiamo!” – rispondono in coro tutte, tranne Sara, ancora turbata dalla conversazione.

Ma quando le altre la tirano per il braccio, si lascia trasportare dall’entusiasmo ed insieme vanno a chiedere il pezzo che cantano tutte le volte. “L’America” di Gianna Nannini e si divertono insieme sulle note del ritornello:

“…Fammi volare lei le mani sui fianchi come fosse l’America
Fammi sognare lui che scende e che sale e si sente l’America
Fammi l’amore lei che pensa ad un altro e si inventa l’America
Fammi l’amore forte sempre più forte ed io sono l’America”

Ad un certo punto della serata Letizia si avvicina a Sara e le dice:

“Volevo dirti che sono stata io a dire a Paolo dove lavoravi. Cioè, lui mi ha scritto stamattina per farmi gli auguri di compleanno. Mi ha raccontato un po’ come andava e mi ha detto che questo weekend era a casa dai suoi. Poi mi ha chiesto anche di te e cosa facevi, non ti sentiva da un po’ e mi ha confessato che gli mancavi. Così gli ho detto un po’ vagamente che lavoravi al supermercato e che eri fidanzata. Non pensavo che sarebbe venuto a trovarti, spero non ti sia dispiaciuto.”

Sara rimane un attimo interdetta. L’incontro non era stato casuale, quindi.
Comunque, non voleva incolpare Letizia, era stato Paolo ad averla cercata. E poi, in effetti, non le era dispiaciuto.

“Figurati, ci mancherebbe. Non mi è dispiaciuto, poi non c’è stato niente di male, abbiamo scambiato un rapido saluto.”

Letizia sorride e Sara ricambia. La serata procede con qualche drink e la torta e le ragazze si divertono spensieratamente.

Sara torna a casa all’01:37. Fortunatamente domani è il suo giorno libero. Manda la buonanotte ad Andrea e si addormenta non appena appoggia la testa sul cuscino.

~

Sara sta camminando in una grande città, circondata da grattacieli in vetro che riflettono la luce del sole in una tiepida giornata autunnale. Sta costeggiando un parco immenso che sembra dipinto a mano con colori autunnali. “Sono a New York!” – realizza. Mentre cammina con le sue amiche e Andrea, capisce che non erano lì per caso. La gente la riconosce e le chiede autografi. Quella sera si sarebbe esibita al Madison Square Garden, come prima tappa del suo tour negli Stati Uniti. Prende sicurezza di sé, man mano che incontra nuove persone. Le sembra di essere esattamente dove avrebbe sempre voluto essere. Non vede l’ora di esibirsi quella sera… Le immagini si susseguono un po’ confuse tra uno spostamento e l’altro e dopo un tempo indefinito si trova sul palco, pronta per esibirsi. Sente il calore della folla in trepida attesa e lei aspetta con gli occhi chiusi l’attacco della musica. tre… due… uno…

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Sara apre gli occhi e si sveglia di soprassalto. È già domenica mattina e sono le 9:15. Sua mamma la sta chiamando da qualche minuto. Devono andare al loro appuntamento fisso settimanale, la colazione in pasticceria.

Sta ancora sognando mentre la sente strillare:
“Se non vuoi venire vado da sola. Altrimenti partiamo tra mezz’ora!”

Si alza dal letto, un po’ delusa per non essere riuscita a scoprire la fine di quel sogno. Si fa una doccia e si prepara velocemente, indossando vestiti comodi e mettendo un filo di trucco sul viso.

“Buongiorno, mamy, sono già pronta, hai visto? Andiamo!” – dice, mentre scende le scale con tutta la tranquillità di questo mondo.

La pasticceria dista 5 minuti a piedi e, come fanno di solito quando non piove, vi vanno a piedi in quella fresca e soleggiata domenica autunnale. Appena si siede con sua mamma al tavolino, Sara riceve un messaggio da Andrea:

“Buongiorno amore ❤️ va bene se ci vediamo alle 15:00 per una passeggiata? Poi possiamo fermarci per un aperitivo e alle 20:30 ho preso due biglietti per il cinema. Affare fatto?”

Sara sorride e risponde, accettando la proposta. Poco dopo ordinano il solito cappuccino, con una brioche ripiena di cioccolato.

“Anzi, mi scusi, vorrei prendere una brioche alla crema.” – chiede Sara in modo cortese mentre il cameriere si stava già allontanando.

“Come mai? Sei in vena di cambiamenti oggi?” – le chiede sua mamma guardandola sorpresa.

Sì, aveva voglia di cambiare, ma non voleva darle soddisfazione e conclude brevemente:
“Volevo assaggiare quella alla crema che non ho mai provato!”

Sara ha un bel rapporto con sua mamma, anche se non parla mai apertamente delle sue questioni. Più che per vergogna è semplicemente per il fatto che non pensa che i suoi genitori possano capirla del tutto. Ha una grande considerazione per loro, ma non svelerebbe mai i suoi segreti come farebbe con un’amica.

Tuttavia, quella mattina, aveva bisogno di un punto di vista nuovo sui pensieri che le girano in testa negli ultimi giorni. Ma non voleva sbottonarsi troppo.

“Mamma, ho una domanda da farti. Quando eri giovane, non ti è mai capitato di volere cambiare del tutto la tua vita? … Intendo, non ti sei mai sentita come se per inseguire un tuo sogno avessi dovuto lasciare da parte il resto e pensare solo a realizzarlo? Hai mai provato questa sensazione?”

Le domande erano uscite di getto.

Anche se colta di sorpresa, la mamma aveva già intuito dove Sara volesse andare a parare. Conosceva bene sua figlia e immaginava quali dubbi si nascondessero dietro quella domanda. Sorride e le risponde:

“Certo, Sara, ho quasi 60 anni, ma guarda che sono stata giovane anch’io!” – dice ridendo, poi riprende:
“Il mio sogno era di diventare infermiera e andare in missione nelle zone di guerra. Volevo viaggiare e aiutare le persone; sentivo che quello fosse il mio ruolo nel mondo. Ho iniziato a studiare per conseguire il diploma da infermiera e, nel frattempo, in quegli anni ho conosciuto tuo papà. All’epoca era un giovane dai folti capelli ricci e neri che tutte le mattine prendeva il mio stesso autobus per andare al lavoro. Dopo qualche mese di sguardi e sorrisi, un giorno ha trovato il coraggio e mi ha invitato a ballare la domenica successiva…”

Sara non aveva mai sentito raccontare da sua mamma quella parte della loro vita e l’ascoltava incuriosita, senza battere ciglio.

“… da lì è iniziata la nostra storia, che poi è anche l’inizio della tua. Per un po’ ho continuato a pensare che sarei partita appena avessi finito gli studi. Poi la vita ha preso una sua piega. Ho iniziato a lavorare, tuo papà mi ha chiesto di sposarlo e qualche anno dopo sei arrivata tu.”

La mamma si ferma un istante, sorridendo. Poi riprende:

“Ogni tanto mi chiedo come sarebbe stata la mia vita se fossi partita davvero. Ma poi penso a tutto quello che è successo e a tutte queste piccole grandi cose che mi riempiono le giornate… e non riesco ad immaginare un’altra vita fuori da questa.”

La mamma prende in mano la tazza, soddisfatta e un po’ emozionata, e finisce il cappuccino. Quando alza lo sguardo, incontra quello di Sara, che le sorride con gli occhi un po’ lucidi. Nessuna delle due sente il bisogno di aggiungere altro.

La domenica trascorre serenamente, prima il pranzo a casa con alcuni parenti e poi alle 15:00 la viene a prendere Andrea.

Il sentiero per il santuario è cosparso di foglie gialle e marroni e le due file di alberi parallele sembrano accompagnare le chiacchiere dei due giovani innamorati.

Andrea condivide le sue preoccupazioni per quell’importante esame e Sara gli racconta della festa della sera prima e del solito karaoke tra amiche che finisce in modo tragicomico.

L’aperitivo e poi il cinema completano una lunga settimana che Sara riavvolge col pensiero mentre fissa il grande schermo con la testa appoggiata sulla spalla di Andrea.

“Ti è piaciuto il film? Forse un po’ lento.” – chiede Andrea mentre stanno rientrando in macchina.

“Decisamente lento, però mi ha colpito il finale.” – risponde Sara, riprende poi: “Ho sonno… domani ricomincia la settimana, che palle… Però, ti devo dire, è stato un bel weekend e questa giornata è stata la ciliegina sulla torta.”

Andrea sorride: “È vero, è stata una bella domenica. È stata una settimana intensa per me. Speriamo che domani l’esame vada bene, così potrò finalmente rilassarmi un po’.”

Nel frattempo, il finale di una canzone fa da sottofondo:

“Anna avrebbe voluto morire, Marco voleva andarsene lontano…”

Sono quasi arrivati a casa. Sara lo ringrazia e gli dà un bacio.

Andrea la guarda e, mentre chiude la portiera, le dice: “Sogni d’oro, ti amo!”

“…qualcuno li ha visti tornare, tenendosi per mano.”

Sara sale le scale, si toglie il trucco e si mette velocemente il pigiama.
Attiva la sveglia alle ore 06:50. Domani inizia alle 07:50. Si addormenta appena appoggia la testa sul cuscino, con il suo più bel sorriso stampato sulle labbra.

~

Non sappiamo cosa abbia sognato quella notte Sara, ma siamo certi che lo abbia fatto.
Nel frattempo, è di nuovo lunedì.

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