"The raging 2020s" di Alec Ross
“The raging 2020s” di Alec Ross

“The raging 2020s” è un libro scritto da Alec Ross, americano nato nel 1971 esperto di politiche tecnologiche. L’autore ha ricoperto l’incarico di senior Advisor for Innovation per Hilary Clinton durante il suo mandato di segretario di stato ed è stato coordinatore del comitato Technology & Media Policy durante la campagna presidenziale di Barack Obama nel 2008.

In seguito, è stato professore presso la Columbia University ed il King’s College di Londra e attualmente ricopre il ruolo di Distinguished Adjunct Professor presso la Bologna Business School, per i corsi Executive MBA e Geoconomic and Geopolitical analysis.

Il suo precedente libro “The Industries of the Future” è stato nei bestseller della classifica del New York Times.

La sua esperienza negli ambiti dell’innovazione tecnologica, dell’economia e della geopolitica lo ha portato ad intraprendere anche la carriera di imprenditore entrando come partner in Amplo un fondo di venture capital globale.

The raging 2020s

Il libro ritrae un’istantanea della situazione mondiale attuale e la analizza da varie angolature prendendo in considerazione i diversi aspetti che, correlati tra loro, contribuiscono alla composizione del quadro complessivo.

Partendo dal concetto di contratto sociale, ovvero l'”accordo” che viene definito tra un governo ed il proprio popolo, vengono analizzati i problemi e le contraddizioni che sono emersi nel corso degli ultimi decenni e che hanno portato l’insorgere di divari e complessità che tutt’ora non si riescono a gestire.

Shareholder capitalism vs Stakeholder capitalism

L’autore riesce a fornire una visione a 360° facendo comprendere come i problemi economici, politici e sociali siano connessi tra loro e che per essere gestiti non devono essere affrontati singolarmente. Ne é un esempio lampante quello dello shareholder capitalism, ovvero la forma predominante di economia che dal XX secolo ha portato le aziende a curarsi esclusivamente degli interessi dei propri azionisti, anche a discapito di tutti gli altri attori in gioco, siano essi dipendenti, fornitori o clienti, ma anche l’ambiente che ci circonda.

Questa forma di economia ha portato tantissime grandi aziende ad avere una visione limitata al breve periodo, comportando addirittura a volte sul lungo termine dei danni anche per le aziende stesse, oltre che contribuire all’accrescere di problematiche che si ripercuotono su tutta la società.

Negli ultimi anni, l’attenzione alla sostenibilità (economica, ambientale e sociale) ha portato qualche imprenditore illuminato a ribaltare il paradigma, proponendo un approccio diverso definito stakeholder capitalism. Questa tipologia di economia adotta una visione più lungimirante, approfondita anche ne “Il gioco infinito” di Simon Sinek, che si preoccupa di rispettare gli interessi di tutti gli attori in gioco, garantendo un business che sia profittevole e che abbia allo stesso tempo un impatto positivo a livello sociale.

Aziende potenti come nazioni

Nel libro vengono descritte le enormi complessità che i governi devono gestire attualmente dovute per esempio all’approvvigionamento di risorse ma anche alle crisi climatiche ed economiche in atto negli ultimi decenni. Questo porta ad un indebolimento del contratto sociale, a discapito dei lavoratori, permettendo alle aziende di sostituire sotto certi aspetti il ruolo del governo. Ci sono aziende che garantiscono assistenza medica e sussidi ai propri dipendenti, cosa non garantita in tutti gli stati a livello mondiale.

Vengono approfondite anche le modalità con cui certe aziende hanno raggiunto il predominio a livello mondiale, sia grazie alle tecnologie in loro possesso ma anche grazie allo sfruttamento dei regolamenti fiscali di varie nazioni europee ed extra europee che permettono, con grande ingegno, di aggirare le tassazioni degli stati in cui vengono venduti i loro servizi. Questo è un’arma che nel corso degli anni ha contribuito a fare crescere sempre di più questi monopoli a discapito delle casse delle nazioni.

Le dimensioni raggiunte da queste aziende multinazionali sono equiparabili per numero di dipendenti e valore economico a quelle di uno stato. Questo ha un riscontro anche nelle questioni che l’azienda si trova ad affrontare, dovendo gestire spesso aspetti politici e problematiche legali.

Analisi geopolitica attuale

Il libro si conclude con un’analisi delle tendenze geopolitiche a livello internazionale, approfondendo come governi più o meno aperti abbiano stipulato il proprio contratto sociale con la popolazione. L’esempio della Cina che è passata dall’essere un’economia basata sull’agricoltura nel XX secolo a diventare la seconda potenza economica mondiale a discapito talvolta dei diritti sociali che negli stati occidentali siamo abituati a trovare.

La popolazione cinese ha però tratto giovamento da questa crescita economica che gli ha consentito di ottenere accesso ai servizi di base e ad un aumento della ricchezza media.

L’analisi della situazione geopolitica pone l’attenzione su nazioni in cui il contratto sociale funziona in modo efficace, come per esempio i paesi del nord Europa, ma anche su nazioni dove la democrazia è ancora agli albori o addirittura è assente e queste subiscono l’influenza delle maggiori potenze mondiali.

Queste nazioni emergenti, come per esempio tanti stati dell’Africa, dell’America del sud o dell’Asia, godono di grandi risorse ma di un contratto sociale pressoché inesistente. I governi sono spesso delle succursali dei grandi colossi mondiali e portano più benefici a questi ultimi piuttosto che alla popolazione stessa.

Il mio pensiero su “The raging 2020s”

Ho trovato questo libro illuminante perché riesce ad affrontare temi politici, economici e sociali come se fossero un unico problema. Spesso si è portati ad analizzare queste tematiche come se fossero delle sfere indipendenti tra loro, senza comprendere invece la correlazione esistente tra i benefici e i problemi causati dagli stessi.

Mi tengo molto aggiornato su temi tecnologici e di business ma prima di leggere questo libro non avevo mai adottato una visione complessiva che mi permettesse di comprendere l’influenza della tecnologia e dell’imprenditoria sulla società.

Per comprendere questo bisogna partire da un quadro complessivo ad altissimo livello, la carriera dell’autore gli ha permesso di lavorare in prima persona su queste tematiche ed il riassunto della sua esperienza è magistralmente descritto in questo libro.

La sensazione che ho provato durante la lettura è il desiderio di potere dedicare tempo e risorse per contribuire a risolvere i vari problemi descritti, che ci toccano in prima persona, ma sui quali non possiamo avere voce in capitolo. Purtroppo le popolazioni e le nazioni subiscono i risultati delle scelte effettuate dai grandi colossi mondiali, siano essi aziende o governi, senza avere nessuno strumento per potere reagire.

Talvolta anzi ne traiamo beneficio: per esempio molti commercianti vendono grazie alle ads effettuate attraverso i colossi del web ma sul costo di quelle ads questi ultimi pagano delle tasse bassissime grazie agli stratagemmi fiscali citati in precedenza. I soldi che escono dalle nazioni, senza essere tassati adeguatamente, sono soldi che vengono sottratti all’istruzione, alla sanità, alle infrastrutture e allo sviluppo economico.

Come è facile comprendere, le questioni che bisognerebbe risolvere non sono alla portata della popolazione, per gestirle devono intervenire organizzazioni a più alto livello. Siamo vicini ad un punto di rottura che addirittura in certe parti del mondo, non troppo lontane da noi, è già stato superato.

Conclusione

Credo che al giorno d’oggi si possa sperare in una presa di coscienza collettiva, che permetta alle nazioni e alle grandi aziende di trovare una quadra complessiva nel rispetto di una crescita sostenibile globale.

Sono convinto da anni che la popolazione sulla Terra faccia parte di un’unica grande nazione e che combattere oggi tra diversi stati, così come lo si faceva tra villaggi nella preistoria e tra città nel medioevo, sia una barriera che nel corso dei secoli verrà abbattuta.

Sicuramente è facile esprimere un commento del genere vivendo nel benessere di una nazione evoluta come lo è l’Italia, ma sperando nell’evoluzione del concetto di capitalismo voglio credere che le aziende riusciranno a restituire alla popolazione tutto quello che gli hanno sottratto nel corso dell’ultimo secolo, andando a ridurre il divario sociale tra la fascia di popolazione sempre più ricca e quella sempre più povera.

Credo che per fare questo la tecnologia e l’innovazione siano gli strumenti fondamentali che dovranno essere supportati e guidati dalla politica al fine di soddisfare i bisogni della società.

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Se volete leggere altre mie recensioni potete trovarle qua.